domenica 1 novembre 2009

Home Guide To Natural Time-Travel

“Il mio concetto di possessione è più vicino al modello medievale che alle moderne spiegazioni psicologiche, con la loro insistenza dogmatica che tali manifestazioni devono venire da dentro e mai, mai, mai dal di fuori. (Come se ci fossero delle differenze così nette tra dentro e fuori.) Intendo una precisa entità possessiva. E davvero, il concetto psicologico potrebbe ben essere stato inventato dalle entità possessive, visto che niente è più pericoloso per il possessore che essere visto come una separata creatura invadente dall’ospite invaso. E per questa ragione il possessore si mostra solo quando assolutamente necessario”.

William S. Burroughs





Stanza con una finestra che dà su un paesaggio grigio. Letto, comò, sedia. Scrivania e macchina da scrivere operativa. Maitland batte a macchina i sogni che lo preparano ai viaggi nel tempo.



1: un segreto è tenuto sottoterra su di una collinetta priva di vegetazione. Io mi metto a scavare e scavare con le mani. Ci sono degli amici che all’inizio mi aiutano, poi abbandonano e scendono. Trovo un sistema di canali sotto la superficie. La terra che è molto sabbiosa e insolitamente fluida è difficile da levare e tende a coprire nuovamente le parti che ho scavate. Vedo che sotto i canali se ne nascondono altri ma non ho idea di quale sia il segreto. La terra ad un certo punto cede del tutto e due degli amici che stanno ritornando in collina nella mia direzione sono in pericolo come in sabbie mobili fino alle caviglie e rischiano di affondare ancora, così con ampie bracciate veloci ricopro in parte l’area scavata e lancio un lungo lenzuolo bianco semi-attorcigliato, di cui tengo un'estremità, verso i due che l’afferrano e riusciamo a scivolare di lato mettendoci al sicuro ai piedi della collina mentre la sabbia sotterra fluidamente il sistema di canali. La collina si rimargina. Il segreto rimasto sotto è il viaggio nel tempo.

Nota: Condividere il segreto del viaggio nel tempo metterebbe in pericolo te e gli altri.


2: entro in un ristorante passando la selezione all’ingresso. Una volta dentro vado in bagno. Un attore famoso piscia agli orinatoi e mi metto accanto a lui. Confrontiamo e commentiamo.

Seduto al tavolo mostro come ho il potere di far volare le cose di mano. Le faccio volare aiutandomi un poco sollevandole e spingendole da sotto con il palmo aperto della mano stessa, si staccano e salgono lentamente. A volte proprio non si staccano. Dimostro agli altri come faccio a farlo ma con scarso successo.

Nota: competizione di prestigio e potenza fra uomini, lui famoso per recitare, io prossimo a viaggiare nel tempo, e primo stadio del potere del volare; gli altri non riescono.


3: mi trovo in cima al mio palazzo. Sono cosciente di poter volare in maniera larvale, di poter compiere grandi salti in discesa senza farmi male. La facciata del palazzo è terrazzata e non piatta. Salto giù dal cornicione, leggero di terrazzo in terrazzo.


4: in cima ad una stretta, erbosa stradina in pendenza tra palazzine. Buio tardo pomeriggio. Non so ancora volare del tutto. Salto in avanti e riesco con la mia intera volontà a planare senza toccare l’erba per moltissimi metri. Compio molti salti ed una volta arrivato in fondo alla via mi trovo in un cortile sempre ricoperto d’erba e sono pronto a tentare di volare senza usare la pendenza. Comincio a sbattere le braccia come ali e salgo nell’aria. Per la stanchezza lentamente riguadagno il suolo.


5: sto volando per la città. Mi impegna con tutto il mio essere. Tutto me stesso è coinvolto ma non faccio l’azione di volare, è la mia mente che mi muove e man mano che volo provo a fare aggiustamenti. Ho qualche difficoltà nelle manovre e ad atterrare, a localizzarmi. Qualcuno mi vede anche se è notte.


6: posso volare in alto fino alle cime di alberi alti come sequoie, e lo faccio in un luminoso bosco di alberi altissimi. Due ragazze sono con me, ma a piedi. Riesco a volare liberamente e quando arrivo alle cime più alte loro non ci sono più. Volevo fargli vedere quanto e come volo in alto e dopo tanto attendere mi metto a cercarle. Le trovo nel caravan al margine del bosco, con un uomo. Gli dico di essere deluso che non mi abbiano visto e le convinco a venire a vedermi volare.


7: strano doppio sogno. Nella prima parte un ristorante vuoto ma apparecchiato che corre in un corridoio bianco con vetrate, ne respiro la calma in un lungo istante. Nella seconda parte aiuto due lesbiche nel tempo viaggiando nel tempo, avanti e indietro molte volte, risolvendo una complicata vicenda in una corsa rocambolesca.

Nota: boccata di pace prima di non avere più tempo libero: chi sa viaggiare nel tempo non ne ha.


8: slitto su un pratone in pendenza poi raddrizzatomi mi metto a camminare e quasi arrivato in strada sento urla di ragazzi e ragazze provenienti dalla scuola di fianco. Stanno guardando in basso dalle finestre. Corro fino all’alta recinzione metallica a vedere cosa stanno osservando gli studenti urlanti e vedo giù nel cortile asfaltato della scuola, che è di qualche piano più in basso di dove mi trovo io, il corpo morto a faccia sotto di un’insegnante vestita di un abito nero, elegante, da sera. Arrivano colleghi e paramedici e la sollevano per portarla via e sembra già rigida; ne colgo il ghigno scoperto pieno di sangue e gli occhi sadici che sembrano ancora vivi per un attimo (sono vivi e il suo sguardo tagliente mi rimane dentro). Entro in quella scuola leggero e gioioso e mi muovo tra la tanta gente facilmente perché inosservato per via della gioia e chiedo di qualcosa ad un insegnante uomo, vestito di nero anche lui, mi dà una chiave e la porto con me fino ad un piano alto e anche se non sono dove forse cercavo di andare trovo un burocrate (del tempo) chino sul computer ad una scrivania ingombra. L’ambiente è lussuoso, in legno. Parliamo di non so cosa e alla fine gli parlo del mio mestiere come viaggiatore nel tempo, gli porgo uno dei miei biglietti da visita ma è quello sbagliato, così, dopo averne cercato uno giusto che non c’è nel portafogli, glielo scrivo a penna. Esco dalla stanza e cerco tra la tanta gente la segreteria, ritornato al pianoterra dove c’è anche il bar. Una signora mi dice che la segreteria è forse nella stanza A 11, ma al pianoterra non la trovo così inizio a risalire di piano in piano ... e poi il ricordo del sogno si affievolisce e ricordo solo di quella gioia e rotondità e facilità di movimento ma non riesco a ricordare bene quale fosse la materia insegnata nella scuola — il viaggio nel tempo — né il suo buffo nome elitario. Ricordo che la signora che mi ha indicato la segreteria mi dà anche la chiave per entrarci e che quando esco dalla scuola non so a chi riconsegnarla.

Nota: ho le chiavi, ma il male, anche se per gli altri sembra soccombere, in realtà non muore, e io lo vedo. Se il male non può essere sconfitto, perché viaggiare nel tempo?


9: io viaggio nel tempo. Un poliziotto tarchiato, con una faccia morbida, mi interroga nella saletta sulla morte di due donne, lui in piedi che incalza, io seduto. Chiarisco che “sono state uccise nel tempo ed i corpi che hanno trovato sono quelli di loro che hanno viaggiato nel tempo a ieri”, sono state cioè uccise nel loro viaggiare nel tempo, e che oggi le originali sono ancora vive.

Dopo sono in un bagno pubblico, male illuminato, deserto, umido, gocciolante di infiltrazioni e con piastrelle di vetro a mosaico verde scuro, forse all’interno della questura stessa, e invito il poliziotto, incredulo sul fatto che io abbia compiuto un viaggio nel tempo, di guardare mentre piscio nell’orinatoio come prova del mio aver viaggiato nel tempo (nel sogno è realmente una prova valida, l’unica che posso portare; credo sia il colore).

Nota: questo complica molto le cose. Viaggiare nel tempo ti metterà nei guai con la giustizia e cambierà il tuo metabolismo.


10: sogno su gare delle macchine del tempo. Ci si sfidava virtualmente senza conoscersi, poi io e il mio copilota decidiamo di sfidare dal vero un avversario, ma quando questo si presenta all’appuntamento in strada è solo un adolescente, avrà la patente? Le macchine erano auto-costruite. Limpida giornata in sobborghi residenziali come quelli americani.


11: un ragazzo è alle prese con una macchina del tempo in un laboratorio di fisica seduto su di uno sgabello al banco di lavoro. È ben vestito, con modi posati e ariosi di buona famiglia, poco ricettivo. Io sono seduto accanto a lui. La macchina è di forma sferica, di vetro, vuota, gira sull’asse verticale, con fori intorno alla circonferenza orizzontale in cui si inserisce una cannuccia di vetro e si parla attraverso essa. È una bolla di vetro di circa 40 cm d’altezza. Il ragazzo sta cercando di ottenere tempi diversi ma non riesce. Provo anche io e non riesco. Do un’occhiata al libretto delle istruzioni, che il ragazzo tiene aperto davanti a sé ma ignora, e leggo che per ottenere un tempo diverso bisogna pronunciare la frase “un tempo diverso” nella cannuccia inserita in uno dei fori e poi qualsiasi altra cosa detta per un po’ viene fuori nel tempo diverso, parlando sempre nella sfera. (Io non ho idea quale sia il tempo diverso.) Finito di parlarci dentro, di ritorno, ho una collaterale sincronicità rabbrividente con il presente.

Nota: stai attento alle alterazioni e a non far divergere i tempi.


12: locale notturno con diversi ambienti. Alcuni di questi ambienti sembrano cupe sale espositive. In una sala c’è un essere sospeso, composto di tre uomini dagli arti monchi. Non si vedono le teste e sono tenuti insieme con fasciature che li ricoprono quasi interamente. Sono vivi ma non si muovono. Suggerisce un’orribile mutazione ripugnante causata dall’aver viaggiato nel tempo: il nuovo Vitello D’Oro. Ne rimango scioccato. Qualcuno mi dice dietro l’orecchio con voce suadente: “C’è a chi piace così”.

Nota: stai attento a non creare mostri viaggiando nel tempo.


13: è notte in una strada di città. Una suora ed un uomo seduti ad un piccolo banco di scuola. Prendo posto davanti a loro. I due affermano di essere viaggiatori del tempo. Dico che lo sono pure io, e capace, molto capace. Vedo dai loro occhi duri, impauriti ed invidiosi, che hanno capito chi sono, ma non pronunciano il nome. La suora mi divina il carattere con qualche sistema e quando mi dice tu sei così e così io dico che è corretto ma per alcune cose sono diverso, ma lei dice che non è possibile, io dico che invece lo è.


14: gara di ciclismo clandestina su strada in una zona a ridosso del mare. Folta macchia mediterranea e strada piena di curve senza guardrail. Asfalto danneggiato. Salite e discese. Un partecipante sui cinquanta con una rada barba bianca su guance scavate, asciutto come un maratoneta (uno stanco e prosciugato viaggiatore nel tempo avversario), dopo aver schivati e sorpassati senza aver prestato aiuto un ciclista caduto rovinosamente e la sua bici, esce fuori strada imboscandosi nei cespugli e rimane sospeso abbracciato dalle piante col vuoto sotto di lui e chiama aiuto. Nessuno lo sente, ha poca voce ed energia. Nel sogno sono nel suo corpo ma so di non essere lui. Registro quello che gli accade dall’interno e non ho paura. L’aiuto arriva e lo si vede poi seduto sul tavolo metallico del pronto soccorso, con una gamba fasciata distesa; non sono più dentro di lui. Un politico/giornalista gli chiede se sia sempre convinto che gareggiare su quella maledetta strada pericolosa, isolata e poco frequentata, sia buona consuetudine. Io intervengo prendendo le parti del giornalista facendo esempi: “Immagini che qualcuno cada nei cespugli con la bicicletta dritto per dritto e non ci sia nessuno nei paraggi in quell’istante, forse morirebbe”.


15: sono con il mio copilota in un albergo di cui stanno ricostruendo una parte. In ascensore gli dico di salire fino all’undicesimo piano — noi abbiamo la camera al decimo — per dirigerci alla stazione operativa uscendo dal ristorante. Questo ristorante è su due livelli divisi da tre gradini e dà direttamente sulla strada. Esco dall’ascensore avviandomi verso l’uscita senza guardarmi indietro e una volta sulla strada buia mi volto e lui non c’è. Aspetto di vederlo emergere netto dalla gente in piedi tra l’ascensore e l’uscita ma non ne esce. Guardo dai finestroni, tutti figli di papà e gente importante che mangiano, per cercarlo. Mi sembra anche di riconoscere un giovane attore famoso ad una lunga tavolata. Passati venti minuti decido di entrare e chiedere al capocameriere, vestito di jeans e maglione verde marcio con losanghe colorate alcune delle quali di pelle scamosciata, se l’abbia visto. Dapprima fa un sorriso ebete e rivolge gli occhi al soffitto e non mi crede giudicandomi per i vestiti da straccione che porto, rispetto ai clienti, poi spiego che abbiamo una stanza nell’albergo sotto il loro ristorante, ma discorrendo mi rendo conto che non ho bisogno del mio copilota. Non ho più bisogno di una pseudo-guida.


16: il mio avversario di sempre ammette in coperto tono di sfida: “Non devi giocare ad essere un viaggiatore nel tempo, tu sei il viaggiatore nel tempo”.

Nota: mio Dio, si ricomincia.




Fine