domenica 1 novembre 2009

La Malattia Del Tempo

Il Raggiro Occidentale. La Spirale Due. Bill. La Sottile Linea Nigra. La Malattia Del Tempo.

(Omaggio a William S. Burroughs sulla traccia stilistica del suo capitolo “Il Raggiro Maya”).





Bill riferisce sulla genesi maschile e sulla sua missione in incognito come agente della Polizia del Tempo:


Un genetista ateo e apolide ha dichiarato azzardatamente: “Partoriremo non solo noi uomini ma un giorno la gravidanza umana sarà anche delegata ad altri mammiferi compatibili di dimensioni adatte”.

Sono di ritorno da laboratori coperti dalla massima segretezza e sono qui a testimoniare cosa i miei occhi provati hanno visto. E come queste gravidanze maschili sono eseguite — è una tecnica malsana, abominevole, satanica, è la pietra miliare del punto di non ritorno e fare ostaggi non porterà a nulla. Solamente uomini dalla mente malata possono ingaggiarvisi, ma idealmente coinvolge ognuno di voi, ognuno che indulga nella debolezza. Parlo a te. —


Per primo mi inserii sotto copertura negli uffici scavalcando le loro serrature magiche vagliando documenti e rapporti e appuntandone dettagliatamente sul mio blocco-note. Riassumendo i documenti (decodificando e ricodificando per far uscire le notizie) emersero notizie occulte ed indicazioni subliminali su quanto lontano si spingessero tali operazioni sperimentali. Ora infrazioni deontologiche ed etica mandata al macero riemersero denunciando se stesse. Mi ostinai caparbiamente nella raccolta di queste informazioni spingendomi ad esaminare anche i rapporti con le più vecchie date. Rimasi per mesi nelle vesti di addetto alle pulizie e spazzolai ogni archivio forzando quelli sotto chiave. Ogni terminale non fece eccezione. Per le telecamere di video-sorveglianza a circuito chiuso mi riuscì di mandare segmenti di filmati neutri in passaggio continuo con un congegno di ultima concezione fornitomi come parte della dotazione standard dalla mia sezione per agenti sotto copertura. I vuoti che sostituivano me che rovistavo passarono inosservati. Riuscivo a strappare mezz’ora di tempo alle faccende di pulitura per le mie operazioni spionistiche ogni giorno. Mi occupavo della carta straccia nel ripostiglio prima del cambio. Mi licenziai in tronco una settimana dopo aver smesso di rovistare per essere sicuro di aver cancellato ogni traccia che destasse sospetti e che altri eventuali sospetti non ricadessero sul mio sostituto.


Il passo seguente si svolse nelle sale di una piccola clinica dove venivano perpetrati aborti clandestini appartenente ad un medico che fu messo alle strette dalla mia sezione tempo prima ed ora che era un collaborazionista la clinica era divenuta un centro di monitoraggio della piaga.

La comunicazione materna con il feto non è stata decifrata ma siamo al corrente che questi messaggi interessano parti della coscienza come sottotracce al normale pensare. Sono lì ma non riusciamo a leggerli. È stato anche scoperto che pure il feto ha molto da dire ed utilizza questi canali passivamente; è la madre difatti che raccoglie queste frequenze rimanendone influenzata. Si suppone che questi scambi di messaggi si riferiscano soprattutto alle impronte che il nascituro porta con sé dalle vite precedenti e che rientrino in uno spettro che spazia dall’empatia alla telepatia.

Una placenta bio-sintetica o meglio una sacca amniotica con placenta fu installata all’interno di un telaio di acciaio chirurgico in tre dimensioni. Quando calibrai la placenta e integrai tutto il sistema biologico con il mio, mi sentii percorso dal brivido della nudità nonostante ancora vestito per il leggero shock di condivisione del pensiero. Con la bocca semi-aperta mi svestii in fretta calciando gli abiti in un angolo vuoto. Mi sentivo pronto e capace per la mia abitudine di ridurre ogni rapporto alla sua natura simbiotica, essendo per mia natura un ospite fuori dall’ordinario. Chiusa la sacca con me dentro imparai a pensare come un feto e per forza della complementarità a pensare come una donna gravida. I macchinari segnavano l’estensione dell’area di frequenze cerebrali coinvolte in una gravidanza; sottratte quelle del feto, rimanevano quelle della madre; avendo modelli, il sistema era meno approssimativo di quanto si possa essere portati a credere. — I dati tradotti nelle macchine. — In circolo con la placenta si attivò un’inversione di senso, per l’immersione che trasmette un amore uterino, pericolosamente indifferenziato per una persona nata. — La mia mente in regressione si sfilacciò in frazioni irreparabili di tempo. — Denudandomi leggermente dalla sacca rabbrividii e mi sentii inadeguato. L’aria mi toccò la pelle bagnata come una leggera delizia erogena e vomitai una volta. Toccai terra livido con gambe malferme, spellato ed emaciato severamente con liquido amniotico raggrumato nelle cavità, aprendo brillanti occhi di feto sul mio corpo adulto. La placenta gocciolante biascicò versi telepatici di indignazione come ultrasuoni irregolari per l’interruzione e la mia uscita forzata, come in una simbiosi recisa o interrotta bruscamente.

Fu tutto registrato con una camera da presa ed una reflex scattò foto ad intervalli regolari per tutta la durata. Rimasi in quiescenza per giorni dopo essere uscito dalla sacca riacquistando senno adulto. Ora avevo memoria e competenza intuitiva dell’intera cosa e potei essere mandato a svolgere l’operazione seguente vera e propria. Mentre l’attrezzatura veniva portata fuori un analista junghiano metteva in risalto la mia effettiva ambivalenza.


Giorni dopo chiesi una replica dell’esperimento come controprova, ulteriore studio e per compiere aggiustamenti. Incorrevo in un disturbo bipolare per lo sgretolarsi delle unità di tempo. Notai l’insorgenza di blandi sbalzi d’umore di carattere ciclotimico, rischiando lo sdoppiamento della personalità (i miei due interi di uomo e donna), alternandosi con la sofferenza di opposte frequenze cerebrali i cui nodi dolevano nella mia piccola nuca angolosa rapata a zero. Presagii anche lo sfociare in una frammentazione della mente in diverse unità non comunicanti e il successivo infittirsi di personalità multiple, dovuto ad un effetto cascata di questi buchi di tempo. Avrebbe infiacchito la mia memoria lacerandola e portato all’immediatezza di un agire negativo, distruttore. La mente avrebbe potuto disgregarsi fino all’oblio. Dovevo ricongiungermi con una mente sana e stabile tentando nuovamente l’immersione. — Un tappo mucoso mi venne cacciato in fondo alla gola per preservare i polmoni da infiltrazioni — il cuore rallentò — i pensieri erano suoni che si muovevano fisicamente nella spina dorsale come comunicazioni re-indirizzate e re-interpretate, poi i suoni svanirono in luce bianca e la mente si ampliò fino a contenere il corpo travalicandolo — così le unità di tempo compromesse si aggiustarono. — All’esterno i medici assisterono a una leggera nebbia fremente che si compose e si adagiò a terra e a una copiosa condensa sulla sacca. Non ci furono fastidiosi postumi. —


Di seguito mi unii alla élite di genetisti indagati vantando astrattamente il mio addestramento empirico in fatto di GENESI. Ne rimasero molto colpiti vezzeggiandomi come potenziale strumento per la loro sfrenata brama di interventismo sul destino mondiale. Ressi il gioco perché pendeva chiaramente a mio vantaggio.

Non mi sorprese che il loro laboratorio segreto all’interno di un complesso, era in un’area in cui la mia squadra stava svolgendo delle indagini per le segnalazioni di numerose donne che lamentavano dei gravi sfasamenti temporali nel loro ciclo mestruale.

“Questi esperimenti preliminari Signor Bill sono un lavoro di ricerche congiunte su immortalità ed esseri senza madre geneticamente perfetti. Le persone che hanno accesso a questi studi sono regolarmente analizzati. Segni di vecchiaia come prestazioni sessuali poco felici sono note di demerito che si accumulano fino alla radiazione. Accettare il proprio invecchiamento vale a dire accettare il tempo come un’entità che non trova sconfitta fa sorgere moralità. Non vogliamo neppure che il ricordo della vecchiaia tocchi o attraversi la mente. Per tale motivo sono malvisti anche coloro che da vecchi vogliono ringiovanire o anelano l’immortalità; il ricordo di essere stati vecchi corromperebbe i loro risultati. Se oltrepassano il limite l’applicarsi a questi studi e il poterne fruire è fuori questione”. “Vede Signor Bill, molte volte la longevità è solo ottenuta e basata sul vampirismo indiretto; mollezza e passività aggressiva i segnali, con la conseguente morte della mente e degli ideali virtuosi. Qui diamo la possibilità di prendere la strada giusta”.

“Abbiamo studiato le teorie e le specifiche e le finalità di sistemi catalizzatori e macchine canalizzatrici di energia come le piramidi e gli accumulatori di orgoni e abbiamo dedotto che il loro obiettivo finale è di lenire la subita inclemenza dei nove mesi passati nel ventre materno. A conti fatti a chi verrebbe l’idea di acquistare energie a queste maniere se non a gente che ne è stata privata per loro fondamentale colpa all’origine. Il loro uso prolungato porta a sovrapotenziamento e immortalità”. Indicò la placenta con mano sudata: “Questa placenta racchiude tutti questi studi ed è una cosa molto più seria. Siamo incorsi nella possibilità di fare bambini studiando questo sistema”.

Cellule staminali somatiche di coltura per ottenere il muscolo dartos con cui rinforzare la sacca su tutta la superficie; è resistente, reso trasparente e sottile. Mi fu oltretutto spiegato che l’esperimento non doveva fare uso in nessuna delle sue parti di roba di donne. “Questa deve essere una cosa nostra e nessuno deve poter portarcela via... ha inteso Signor Bill?... Ogni fuoriuscita di notizie verrà colpita dalle nostre maledizioni... Ritorneremo alla placenta tra breve... prima lasci che le mostri in giro”.


“Condizionamento, assuefazione e conseguente ipersensibilità, suscettibilità, suggestionabilità, superficialità, influenzabilità, pochezza morale. Tutte queste caratteristiche vengono mascherate per non essere imputate: sensibilità, intelligenza, elasticità mentale, le maschere più comuni. Parlo di volontà tenuta alla catena, indebolimento della mente che si fa ricetto di entità demoniache. Questi soggetti sono generalmente manovrabili a comando”. — La malattia del tempo dilaga. — “Questa è la gente lì fuori che sono il nostro serbatoio per mandare avanti questa struttura e le ricerche. Senza la loro debolezza noi non avremmo la nostra forza; smidollati: di questi vogliamo sia fatta la società. Da come vanno le cose lì fuori può capire che stiamo procedendo a pieno regime. — Omologazione consumistica parossistica la rete in cui sono caduti tutti. Il corpo umano è un campo magnetico influenzabile, adattativo e vivente, capace di crearsi dipendenze e ora la carne è marcia, scolorita, debole fino all’osso. L’irrimediabilità di scaltrezza e di polso che sono oramai considerate merce avariata. Se non fosse per i privilegi e la protezione che mi danno la mia posizione e il partecipare a questa ricerca, il sapere che ancora oggi non so che cosa è lì fuori che possa rendere un uomo un uomo, sarei di sicuro perduto. Forse me la sono persa ma non ho mai incontrato, una che fosse una, vera iniziazione all’età adulta”. — La malattia del tempo dilaga. — È una faccenda contorta già di per sé e più va avanti non fa che avvitarsi su se stessa. —


“Abbiamo una sezione di spersonalizzazione per scongiurare le ragnatele nel cervello dei nostri dipendenti: abbiamo isolato e ripulito profili psicologici su piattaforme mnemoniche così da essere adatti al nostro mercato interno. Abbiamo ogni mestiere, sessualità, colore della pelle. Basta loro andare al banco e scucire crediti e hanno la possibilità di vedere con i loro occhi cosa vede una persona dagli occhi azzurri, marroni, verdi”.

“La spersonalizzazione è necessaria per impedire l’edificarsi di strutture nella mente; non devono sorgere obiettivi che non siano quello che inseguiamo qui. Fantasticare su famiglia, carriera, casa, non va bene, e per altri versi la nostalgia è ugualmente soppressa. Il pensiero deve mantenere una certa purezza. I legami non sono contemplati, i ruoli fissi segni d’identità da sconfiggere”.

“Qui appresso abbiamo delle sale dove sono tenute sessioni collettive di onanismo a tema; abbiamo imparato che la masturbazione è ottima per incrementare la propria intelligenza auto-celebrandola e che la competizione (tempo, gittata, abbondanza di seme, densità) è un ulteriore stimolo. — Non buttiamo mica via nulla sa... la bibita che sta bevendo...”. — “(Oh merda!)”. —

“Abbiamo anche lavorato alacremente su di una creatura simbiotica che si installa nell’ospite trovando la sua via attraverso l’ano in qualche punto dell’intestino crasso. Dotata di poteri di filtraggio aggiuntivi aiutando i reni, il fegato e che dispensa al volere medicine per malattie di piccola e media entità che rilascia in base al fabbisogno dell’organismo ospite. È di forma tubolare, lunga una decina di centimetri, del diametro di tre e mezzo, di colore purpureo, più o meno simile ad un cetriolo di mare. — Abbiamo dovuto crearla per sopperire alla totale mancanza di donne nell’organico di questa struttura — simbionte per simbionte — ma questa creatura non parla... mi capisce?”. — Non ricambiai l’occhiolino.


Mi denudai rovesciando felpa, maglietta e calzoni, poi mi sfilai mutande e calzini con i soli pollici, fui depilato per intero e foderato di tessuto embrionico di coltura, bruciando, saldandosi addosso come una seconda pelle. Cordoni ombelicali sintetici di diversi calibri e lunghezze erano tenuti penzolanti da una rastrelliera alla parete come cavi da officina elettronica con morsetti. C’è odore come di calda palude lontana. Mentre l’addetto rabboccava la sacca con soluzione idro-salina e nutrienti il medico inseriva una cima del cordone nel mio ombelico cavo. Dalla placenta vibrava fuori il ronzio ipnotico della telepatia in sovraccarico che attendeva l’altro mezzo. Gli addetti, gli infermieri e i dottori che si erano radunati intorno divennero sonnolenti, lottando, cercando di tenere gli occhi aperti. Il ronzio cessò esternamente quando l’altra estremità del cordone fu innestata nell’alloggiamento interno alla sacca e la placenta messa in linea. Quando la sacca stava per essere chiusa il medico mi guardò con sguardo implorante e ferito. Una volta chiuso dentro ed in posizione fetale qualcuno premette un tasto e la sacca si restrinse adattativamente attorno alle mie dimensioni.

Le tossine della letargia entrarono in circolo nel mio cervello destabilizzando i pensieri; le esperienze passate in fatto di droghe mi permisero di isolare queste tossine evitando la chiusura mentale, andando via via perdendo la sensibilità delle estremità. Percepii il vociare del raduno esterno come un logorante chiacchiericcio invadente.

Dopo due cronometri di sei ore, con un temperino a lama di rasoio a forma di artiglio d’aquila l’addetto penetrò la membrana e tirò verso sé squarciando il ventre della sacca lateralmente. Intontito, caddi a terra con gli umori sulla grata di scolo posta al di sotto del bacino artificiale. Letargico e fotofobico, viscido ed indolente per molto poco, liberandomi di questi come di una leggera nausea.


Il primo incarico assegnatomi dalla élite dopo essermi ripreso dalla prova fu quello di tirare fuori dall’entropia, mediante lo stabilire contatto telepatico di carattere regressivo, uno dei volontari precedenti che erano rimasti vulnerabili e scentrati. Facoltà mentali compromesse ed evidenti carenze fisiche alcune delle quali invalidanti distinguevano questi soggetti. E memoria gravemente selettiva, alterazioni temporali, amnesie. Nessuno di loro aveva comunque sviluppato una dipendenza alla placenta, che ritenevano rivoltante e disgustosa e il contatto con essa lesivo e deleterio.

“Abbiamo già provato con altri soggetti. Sono incorsi letargia irreversibile, claustrofobia, stenofobia, perdita di sensibilità del corpo, viaggio al di fuori del corpo dove l’esperimento richiede la forza di restare nel corpo e di vedere cosa accade andando indietro e non fuori. Sono richieste molto specifiche Signor Bill. Il soggetto deve essere sveglio... molto sveglio. Sennò lì dentro la perderemo”. Quest’altro medico che stava facendo gli onori aveva la faccia spigolosa con occhi sudici, la pelle lucida. Parlava sempre fuori di metafora. “L’immersione per poche decine di minuti provoca la scomparsa dei difetti cutanei superficiali arrestando l’invecchiamento ma a lungo andare, logos disarticolato, scarsità di riflessi e un ritardo mentale significativo, di misura più marcato dell’interdizione. L’eccesso può portare ad avere spellature gravi e pelle disordinata come cicatrici di ustioni di terzo grado, cianotico. Ma lei dovrebbe già saperlo”.

“Tra questi” mi fu detto, “dovrà scegliere una sua controfigura”. Scelsi un ragazzo goffo e dinoccolato dalla voce stridula e petulante con cui ebbi un’immedesimazione forte ricordando me da adolescente, non per questo risultò facile tirarlo fuori. La sua mente statica, il corpo come larva. Altro complesso scientifico, altro laboratorio, stessi corridoi sterili. Questa volta le intelaiature erano due e le sacche più sofisticate: ero passato di grado. — “Non si tratta di fusione Signor Bill. — Lei dovrà resistere e restare lucido e dovrà guidare il soggetto b indietro dal viaggio da cui lei è tornato. — A questa maniera l’esperimento finale sarà condotto rapportandovi”. — Ero piuttosto ferrato e alternatamente lento ma efficace e vigile ed agile di mente, e ancora doverosamente assolvente nel prestarmi al gioco, sempre distante dal perdere la presa sulla mia volontà. Mi dovetti occupare di lui con metà della testa: simultaneamente in sincrono, contemporaneamente assieme ad un tempo; gli diedi il mio tempo finché lo smarrimento lasciò i suoi occhi chiusi.

Questo ragazzo che era con me nel sistema binario sorprendentemente si rivelò essere una spugna imparando le regolazioni mentali in breve tempo. Naturalmente le sue capacità si sarebbero rivelate di seconda mano. Presentava oltretutto difetti ed anomalie ed una telepatia scarsamente articolata, ma non ne feci cenno. Staccato il collegamento, usciti di sintonia e caduti sulle grate lui farfugliò, biascicò, mugugnò, rantolò e gemette proprio in quest’ordine e sprofondò nel sonno in spessa oscurità postnatale. Aperti gli occhi impiegò un lungo tempo per adattarsi alla luce emergendo da una distanza. Fummo così separati alla nascita e condotti fuori verso i nostri nuovi assegnamenti su sedie a rotelle; tutto in grande fretta.


Era ora possibile interiorizzare e capovolgere l’intera esperienza e tentare la gravidanza smettendo le placente d’immersione. Terzo laboratorio per l’esperimento finale all’interno di una costruzione in vetro-cemento semi-nascosta nel verde. Uggiosa giornata invernale. Il terzo esperimento entrò nel vivo di pari passo con la mia controfigura. La MIA è una gravidanza eccellente senza lamenti.




Fine