“Mutanti: sin dalla scoperta della loro esistenza sono stati guardati con paura, con ostilità, con odio perfino. In tutto il pianeta infuria il dibattito: i mutanti sono l’anello successivo della catena evolutiva o semplicemente una nuova specie umana che lotta per il suo posto al sole? ... La mutazione è la chiave della nostra evoluzione. Ci ha consentito di evolverci da organismi monocellulari a specie dominante sul pianeta. Questo processo è lento e normalmente richiede migliaia e migliaia di anni, ma ogni qualche centinaio di millenni l’evoluzione fa un balzo in avanti”.
X Men 2 – Il Film
Sean non si sente ancora un trentenne perfettamente formato, cercando riparo uterino in bozzoli sudaticci di lenzuola ritorte, cabine di ascensori bloccate tra due piani, abitacoli di automobili, gemellandosi mentalmente quando non solo, andando in giro con il tralcio del cordone penzolante sotto la maglietta, non ancora veramente fuori dal tunnel*.
È un ragazzo giovane e alto con l’intelligenza che lampeggia negli occhi, non molto abbiente sessualmente. Ha difficoltà di stabilizzazione e i libri che legge non sono d’aiuto: scritti mistificatori, demagogici, sfrontatamente demiurgici, che ammiccano languidamente dalle librerie e finiscono nelle mani fragili della sua mente priva di ironia e fermezza.
Quando legge un libro lui diventa quel libro perché crede che un libro è sempre un libro e il fatto che sia stato pubblicato è la conferma di un vissuto eleggibile. Erano i giorni difficili in cui portava con disinvoltura quel pezzo di cordone ombelicale gettato intorno al collo come un boa di struzzo.
Ogni volta che usciva sconfitto da un locale per adulti gay, ne usciva con le guance scavate e occhi spalancati incapaci di sottecchi cautelativi, con la moralità sciupata e le energie smunte via. Le offerte di una palpitante indipendenza universale si rivelavano prigioni intime che si attardavano nei suoi occhi svuotati.
Una volta uscendo aveva sentito come una corrente opposta. Era il rinculo dello shock avvenuto all’usciere, che lo fece greve nel vedere la faccia di Sean in tali condizioni.
Quello che gli succede con i libri gli accade anche con le persone.
Gli ci voleva dalla mezz’ora ai tre giorni normalmente per guardare in faccia la vera faccia di colui con il quale aveva fatto sesso e per giorni vagava e si comportava come quella persona combattendo al meglio, male in arnese, quella spinta.
È solo un assaggio del ciclo della vita.
*****
Un pomeriggio è scivolato in avanti di tre anni su di una buccia di banana. Quando si è risvegliato dopo quella brutta botta alla testa erano passati tre anni o quasi e le cose erano decisamente cambiate, non sa se per il meglio o cosa.
Aveva ancora il suo corpo di allora privo di piaghe o di stanchezza. “Questo è niente” gli dissero.
Lo dimisero dall’ospedale con una pacca sulla spalla augurandogli buona fortuna con un sorriso di una malizia senza confini. ”Va’ e divertiti!”. Poi ancora un largo sorriso.
Dalla distanza: “Ah, ti abbiamo poi tolto quella cosa pendula che portavi all’ombelico!”. Sean si immaginò una strizzatina d’occhio.
Aveva con sé il nuovo indirizzo assegnatogli nella città universitaria dell’ospedale. Un casamento di piccoli appartamenti per studenti. Ci arrivò spendendo due sigarette con i piedi leggeri come fosse appena sceso da una giostra, smuovendo qualche foglia secca sul marciapiedi.
*****
Il bosco lo chiama su frequenze segrete.
L’autunno si avvicina e la sera incolore pulsa un soffice, malsano, triste crepuscolo.
Nel bosco è una tenebra carezzevole che sopisce i sensi il segnale di aver trovato il posto giusto.
La sua anima si sdraia al suolo prima di sé in un due tempi che è un tutt’uno fluido ed inappellabile, in un’invocazione silenziosa di arrendevolezza alla sorte.
Al risveglio osserva a torso nudo la landa albeggiante da un rialzo, quando tutto si sta animando. — Non è naturale sbocciare fuori stagione, pensa con una smorfia attonita di dolore.
Schiva le prime rovine tra la rada boscaglia, pietre di mura che non stanno più in piedi. Ora deve districarsi cautamente da piante spinose. Piccoli animali arboricoli si nascondono.
La radura dove il bosco si apre si inclina verso un corso d’acqua ed è il piano della città morta. Al centro delle rovine c’è un argine di pietre, legni carbonizzati e monconi spenti. Man mano che avanza tra le antiche pietre suoni di tamburi lontani gli accarezzano languidamente la ragione. È invitato a fermarsi e a passare una notte di isolamento mistico nel bosco.
Viene percosso simultaneamente da diversi tamburi e il suo corpo si infervora di altre presenze che scacciano i suoi demoni di città dismalandolo. Ora è pronto.
*****
Le cose sono cambiate e Sean ha cura della sua persona e della sua integrità strutturale e quella che prima era la sua debolezza è divenuta una capacità per cambiare le cose.
Sean adesso immagina sempre di star mutando facendo sesso, coinvolgendo telepaticamente con un allaccio mentale saldo un ragazzo prescelto.
I due ragazzi salgono sul letto e cominciano.
Altrove nelle loro teste stanno unendosi nell’acqua intorbidata da verdi e giallognole mucillagini. I due sguazzano dove si tocca, smuovendo il fango morbido dal fondale, si strusciano avvinghiati.
Sospinti, si spiaggiano sulla ghiaia viscida come fossero memoria di animali antichi concupiscenti la trasformazione. L’acqua dopo averli espulsi si chiude dietro di loro come una ferita generosa.
Mutano ansimando.
Succhiano avidamente in profondità ossigeno dall’aria insalubre della palude con affanno lento alla stregua di pesci fuor d’acqua agonizzanti.
La loro pelle è lucida e scivolosa, non grinzosa e ruvida come dopo un bagno ed è divenuta profondamente diafana mostrando i loro cuori alla stessa maniera degli altri organi.
La scena ed i loro versi seducono il silenzio.
Dopo l’orgasmo simultaneo comincia a piovere a dirotto a dilavargli il fango di dosso e la verità è ormai chiara.
Sean riprende ad essere nella realtà mentre fuma la prima sigaretta ancora umido di doccia.
L’altro ragazzo torna mentre si passa energicamente l’asciugamani con un attacco di pelle d’oca che avvampa su tutto il suo corpo, colpendogli la nuca con un sonoro schiocco voltastomaco: “Fanculo! ... Vestiti e vattene! Cosa caz…!”.
Dopo aver sbattuto la porta dietro a Sean si guarda perplesso le mani; non riesce a trattenere un sorriso beffardo non privo di affettazione: realizza che la remeabilità che ha potuto brevemente contemplare di fronte al bivio evolutivo, diviene irreversibilità.
Questo è più di un assaggio.
*Tunnel= Utero, dipendenza dalla madre.
Fine